onsdag 1 juli 2009

Trött på alla som kommer med ord, ord men inget språk
for jag till den snötäckta ön.
Det vilda har inga ord.
De oskrivna sidorna breder ut sig åt alla håll!
Jag stöter på spåren av rådjursklövar i snön.
Språk men inga ord.

Stanco da tutto cio' che viene dalle parole, parole ma non linguaggio
mi recai sull'isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
Linguaggio ma non parole.

Från mars -79, Tomas Tranströmer
Traduzione di Franco Buffoni

måndag 8 juni 2009

Vizi Privati

C'e' chi la chiama pornografia per signore.
Non mi sono mai fermata ad analizzare l'origine di qull' esaltante inquietudine, dell'euforia impetuosa che mi provoca la sola vista delle copertine lucide e cangianti, profumate di stampa fresca di  Gård & Torp o di Villor & hus ... 
Sono finestre su mondi perfetti di fiabeschi, universali stereotipi; isole di tradizone e bellezza kitsch dal retro-gusto anni 50 lontano anni luce dalle teorie femministe e la lotta per la parita'; mondi popolati da giovani uomini forti, sani e abbronzati, dai bicipiti torniti dal lavoro che si costruiscono da soli le loro barche e le loro case, che pescano e deviscerano senza ribrezzo enormi lucci, anch'essi dallo sguardo felice... aitanti trentenni dai tratti perfetti, dai capelli scuri e gli occhi cerulei che stappano e versano vini francesi (senza riempire il ballon fino all'orlo) in splendide cucine di rovere finlandese laccato, circondati da rilucente pentolame tedesco e oggetti di disegno danese, mentre la compagna scalza, bionda, florida, rosea morbida e felice serve una cena a base del suddetto luccio al forno, piselli di zucchero, burro fuso e pane casereccio ai mirtilli rossi nella veranda  a picco sul mare... e tutt'intorno boschi, fiori, animali e un imprecisato numero di figli e mezzi figli scalzi  biondi e vestiti di lino bianco che mangiano kanelbullar e bevono saft -senza sporcarsi ovviamente- all'ombra del fiero sventolare gialloblu


fredag 5 juni 2009

Ritmi di vita

Hans Axel e' di nuovo in Svezia per business. Stara' via tre giorni.
Lamentarsi e' una cosa orrenda, ma da quando e' arrivata la piccola detesto stare a casa sola con i bambini la sera: se il papa' non c'e' all'ora di dormire gli viene la cazzimm' acuta e sono ingestibili.
A dire il vero succede abbastanza spesso anche se resta in Spagna siccome qui la vita da ufficio dello spagnolo medio inizia alle 08,00 e finisce alle 22,00 (pausa pranzo di 1 ora al ristorante, abbiocco post-pasto hispanico, ampie navigate private in rete, multiple pause caffe' e sigaretta, smadonnamenti nel traffico annessi... ma organizzarsi meglio e andare a casa prima no: penserebbero che sei un fannullone e bisogna far vedere che si lavora! ).
Ieri ho incontrato un'amica di Lund, di passaggio a Madrid, conosciuta qui un paio d'anni fa grazie ai bambini e mi raccontava che Madrid le manca molto tranne che per gli orari di lavoro: Dove sta ora la giornata lavorativa finisce alle 16,30...le se-di-ci-e-tren-ta! D'accordo, i ritmi di vita, le posizioni lavorative, le responsabilita' saranno certamente diverse, ma cosi' sul momento credo che per la prima volta in vita mia ho provato qualcosa di molto simile all' invidia... se non altro perche' i suoi bimbi alle 19,00 gia' dormono mentre i miei alle 22,00 sono ancora qui che fanno casino e aspettano che papa' rientri.

fredag 29 maj 2009

Nunc est bibendum!



Non che adesso possa dire di sapere lo svedese, ma l'esame e' andato bene... nell'orale ho parlato della Svizzera e il fatto che anche l'esaminatrice fosse helvetiofila e nauseata dagli sverigeofili credo abbia aiutato non poco...

Parliamo piuttosto dell'affermazione aspirata e delle quotidiane scoperte dell'acqua calda ... l'altra mattina, come ogni mattina, portando i bimbi al dagis, ascoltavamo il cd dei Mummitrollet recitato in uno svedese limpido, piacevole e comprensibilissimo grazie all'accento finlandese della narratrice.
Ho notato che le sue affermazioni aspirate avevano un' inusuale j davanti, insomma diceva semplicemente ja ma inspirando  (inutile provarci, e' impossibile... ben che vada si emette un rantolo simil-asmatico) e finalmente, dopo giusto quegli otto anni di contatto piu' o meno attivo con l'idioma svedese, grazie al finlandese ci sono arrivata: quello strano suono che gli svedesi emettono per dire "si" (hhh) creando allarme di pericolo imminente in noi latini e' una pigra evoluzione di "Ja". Giuro, non ci avevo mai pensato prima, credevo fosse un suono peculiare tipo quello che in alcune parti d'Italia hanno per dire "no" quella specie di schiocco di lingua interdentale. Cosi' ieri parlandone in classe sono usciti altri modi interessanti, piu' o meno dialettali, per affermare in svedese: a (miagolato, tenuto lungo meglio se con aria di fastidio), om, javisstju (al nord, non necessariamente in risposta a una domanda con negazione) che all'estremo nord si trasforma in un forte e deciso sibilo aspirato tipo tj(u)hh... raccontano che,  se fatto come si deve, sia in grado di spegnere la fiamma di una candela :-S. Comunque niente in confronto ai 5 modi ufficiali di dire si del finlandese (attendo smentite).

Sto scrivendo come una scimmia, ma prima o poi riusciro' a trovare gli accenti in questa *** di tastiera! Magari qualcuno ne sa qualcosa - a costo della mia dignita' di essere provvisto di pollice opponibile-  la macchina si chiama macbookair e non ci sono i disegnini degli accenti da nessuna parte :-D, grazie... vado a  sotterrarmi.




torsdag 28 maj 2009

Spagna vs Svezia senza accenti

Mi riprometto sempre di non parlare male della Spagna, A perche' sputare nel piatto in cui, dopotutto, si mangia e' di cattivo gusto e B perche' e' come sparare sulla croce rossa. Ma una cosa proprio non mi va giu' della mentalita' spagnola: lo stupidissimo, infantile e onnipresente culto del lusso. Posso capire il retaggio post regime (mha), l' influenza araba e tutto quello che si vuole ma ne e' passato ormai di tempo,  e in un Paese che si autoproclama (almeno fino a prima della crisi) liberale, moderno e avanguardista, questo culto del lusso e dell'essere un signore (per altro ancora diffuso in alcune parti d'Italia) risulta proprio ridicolo.

alcuni esempi:
-Al cameriere, non importa se al caffe' di tutti i giorni o al ristorante di livello, si ordina non si chiede, ne' si dice mai grazie, salvo poi lasciargli -sempre-  l'umiliante contentino della propina (mancia).
-Ogni cosa qui viene viene venduta con la parola chiave lusso: caffe', shampo, tampax, appartamenti, e quasi ogni concorso regala vacanze di lusso, alloggi in hotel di lusso, macchine di lusso...
-La gente, di ogni strato sociale, culturale, economico, intellettuale ha tra le massime ambizioni avere un capo\accessorio firmato meglio se con logo gigantografico a vista.
- Uomini, donne, ragazzine e ragazzini prima di uscire amano adornarsi con tutto l'oro, i preziosi e i profumi che hanno in casa, evidentemente non per ragioni estetiche.

Nel quartiere dove viviamo, poi, tutto e' portato all'eccesso.
la gente viene a vivere qui, fuori dalla citta' inquinata perche' vivere nel verde in una grande villa vicino all'aeroporto e' un lusso. Peccato che poi siano di lusso anche quei  tre o quattro suv e  macchinoni tamarri che si comprano e  alla mattina quando si esce a far jogging (capitato due volte in due anni) sembra di essere a Mexico City anziche' in un'oasi verde.
- Al supermercato le signore del quartiere di lusso ci vanno col figlio per mano (rigorosamente agghindato con tutti gli ori e i loghi possibili) e con la colf - in divisa- dietro che mette nel carrello quello che la signora dice, porta le borse etc... e nel forum del quartiere, nella sezione annunci, esistono interessanti  discussioni ricche di dettagli fisiognomico-etnologiche su quali siano le nazionalita' piu' efficenti, piu' pulite e meno esigenti da preferire al momento dell'assunzione di uno schiav... ehm di un assistente.
-Alla mattina presto, dai bus che dalla citta' portano nei quartiei di lusso, scendono nutriti gruppi di giardinieri, autisti, cuochi, badanti, donne delle pulizie dalle nazionalita'  ricorrenti che fino a notte, per 6 euro l'ora, si dedicheranno alla pulizia delle case, alla cura dei giardini, all'educazione dei bambini ... i quali impareranno presto che chi pulisce dove loro  sporcano, chi  serve loro i pasti, chi si occupa di smaltire i rifiuti che loro producono e dei lavori piu' pesanti per garantirgli esistenza facile sara' sempre di un altra nazionalita' (oltre che sottopagato), ma non diventeranno razzisti, no no, perche' a scuola gli diranno che e' una brutta cosa e che non si fa. 

Si, sono un po' naife, och?

Mi piace che atteggiamenti di questo tipo in Svezia sarebbero derisi e considerati retrogradi al limite del selvaggio (com'e' giusto che sia, e chechezz!) e spero di potermene andare prima che la piccola sia sufficientemente grande da capire questi meccanismi assolutamente demenziali...



tisdag 19 maj 2009

È un anno che non vado in Italia e per forza di cose mi sono disabituata ad un sacco di sapori quotidiani che fino a qualche anno fa credevo indispensabili. I primi anni mi portavo valigiate di cibo e ogni volta che qualcuno mi veniva a trovare dall'Italia aveva una lista interminabile di cose da introdurre in terra hispanica.

Questa sera arriveranno i miei genitori ed è bello notare come la lista si sia ridotta ad una, immancabile, sacra, helvetica e profondamente affettiva cosa!

E non ci sono Colacao, Oboy o Ögonblick che tengano....

genographic project e sindrome del nido (pieno)

Nel 2006, quando aspettavamo con una certa ansia il nostro secondogenito, all'improvviso ho avuto un fortissimo interesse istintivo (mai, dico MAI avuto prima) negli alberi genealogici e nella storia delle nostre famiglie, ho avuto il bisogno di sapere tutti i nomi degli antenati, di conoscere tutte le loro storie e di vedere e mettere in ordine tutti i loro volti sfocati e misteriosi impressi sulla carta ingiallita delle vecchie foto conservate per anni nelle soffitte svedesi, nelle cantine spagnole e nelle case di mezzo parentado in Italia. Era come se, più o meno consapevolmente, cercassi un incoraggiamento e volessi prendere più coscienza dell'ampio processo di cui la nuova nascita era, in un certo senso, la parte culminante.
La ricerca si è spinta un po' più in là.
Non entro nei meriti etici o scientifici del progetto (comunque molto interessante) ma è incredibile il numero dei volontari che da tutto il pianeta ha contribuito, e continua a contribuire, in questi tre anni alla creazione di una banca dati enorme e mi chiedo da dove nasca questa curiosità, evidentemente molto diffusa, di conoscere la propria storia, le proprie origini e il proprio percorso.
È come se nell' urgenza di mischiarsi, nella forte e istintiva attrazione per il differente da noi, nella tendenza costante all'evoluzione e al miglioramento -genetico e culturale- si nasconda una sorta di atavico timore di perdersi, un'ansia di conoscere il più esattamente possibile le proprie "vere" radici ... come se servisse davvero a qualcosa.

måndag 18 maj 2009

La famiglia (vittimistica) ai tempi di YouTube



Meno male che esiste YouTube, almeno i bambini vedono lo zio, sanno che faccia ha, che voce ha, che mestiere fa siccome è sempre in giro per il mondo, sempre impegnato, senza mai nemmeno il tempo per una telefonata... ma loro imparano tutte le canzoni a memoria lo stesso, così quando (magari) un giorno si incontreranno avranno qualcosa da dirsi.
nè'?
:-D

söndag 17 maj 2009

Smörblommor och storkar från Sepúlveda


torsdag 14 maj 2009

¡GRÄSHOPPORNA !


Mi hanno appena comunicato che l'esame di svedese sarà il 20 maggio. L'area del mio cervello in cui risiede la codardia è partita in quarta:

- devi stare fuori casa tre ore, il bebis morirà di fame;
- il 20 arrivano suocera + genitori, non li vedi da mesi, lasciarli a casa soli sarebbe da str****;
- anche se la stampa non ne parla più il pericolo febbre suina è ancora molto alto ed è meglio evitare luoghi affollati;
-non ti serve a niente;
-devi consegnare le bozze entro il 25 e il 21 maggio dalle 17,00 alle 20,00 sembra un ottimo momento per lavorare;
-le previsoni mettono pioggia e sai che quando cadono due gocce il traffico qui si paralizza;
-ci sarà un'inondazione...

onsdag 13 maj 2009

Il regalo più originale che abbia mai ricevuto.

Sull'italiano all'estero parte1

Ecco una perla che trasmettono alla spansk teve in questi giorni


E una svensktrashperla anni'80 (notare la rima du gamla du fria/ pizzeria/ mamma mia :-S)


Il tempo e le mode passano ma l'essenza tamarra, pizzofila e iper-testosteronica quella rimane.

tisdag 12 maj 2009

Ipocondria e cucina giapponese

Anacleto Marrabbio mi fa un baffo!
Da quando ho saputo (3 giorni fa) che in Giappone c'è il più alto tasso di longevità e il più basso di malattie cardio-vascolari del pianeta ho cambiato radicalmente le abitudini alimentari di casa che si stavano un po' troppo spagnolizzando. I bambini hanno apprezzato parecchio, il grande un po' meno ma si abituerà.
Non sono tutte così negative le conseguenze di un'infanzia otaku!
Kiss me kiss me Lyciaaaa....

tisdag 5 maj 2009

"...e anch'io per non essere antiquata, mi metterò un gioiello..."

La concha de Marbella

La primavera, che qui a Marbella somiglia molto all'estate, ispira pensieri semplici e puliti.
Il peggio è passato: la piccola ora sta bene, e sembra felice mentre gorgheggia all'ombra delle palme e dell'ulivo carico di frutti acerbi, tra il fucsia sfacciato delle bouganvilles e il bianco timido delle margherite.
Il sole orgoglioso, a tratti presuntuoso, dell' Andalucia ha risvegliato l'extro fiero e potente degli abitanti del nostro giardino (cucarachas di 10 cm incluse).
La concha (lett. la conchiglia: montagna che domina la zona) si apre come l' abito a pieghe di una danzatrice gitana abbarcciando l'intera baia per augurarle il buon giorno. Il profumo dell'aria salmastra mitiga gli effluvi del cloro, e si mischia a quello della pelle calda di sole, dell' olio di cocco e della scorza dolcissima delle arance nane.
Siamo a tre ore da casa ma mi sembra di essere dall'altra parte del mondo. Sono molto affezionata a questa grande casa, austera di gusto arabeggiante e in continua inquieta evoluzione: esattamente come el suegro J.
Sono ormai affezionata anche ai sapori della costa: alla frutta che sa di ambrosia, al pesce fritto, ai pomodori dolcissimi e ai vini freschi e corposi, e mi vengono ancora i brividi, dopo tanti anni, ogni volta che vedo spuntare dall'orizzonte il maestoso e solenne continente africano.


Guardo i bambini giocare liberi e selvaggi mangiando mango e mi chiedo se sia giusto privarli della sana gioia di giocare all'aperto sei mesi all'anno. In qualche insano momento delirante abbiamo anche preso in considerazione la possibilità di trasferirci qui: c'è una grande comunità svedese con annessa scuola, splendidi campi da golf e lavoro per tutti e due. Ma c'è qualcosa in ogni angolo - per quanto meraviglioso- della Spagna che mi ricorda che io, alla fine, qui c'entro come una betulla in mezzo alla settimana.

fredag 1 maj 2009

Un po' di postproduction, un po' di censura, un po' di pulizia primaverile et voilà: tutto fresco e ipocritamente in ordine!

söndag 26 april 2009

ANTTI LAITINEN

"Olin metsässä neljä vuorokautta ilman ruokaa, juomaa ja vaatteita. Dokumentoin tämän prosessin"
webbsidan

fredag 24 april 2009

Något nytt...

lördag 7 mars 2009


tisdag 10 februari 2009

Svensk dubbelmoral?

Post riveduto corretto e tagliuzzato in postproduzione per quieto vivere

Qui lo dico e qui lo nego.

Son tutti belli i bambini del mondo, ma se sono biondi e con gli occhi azzurri è meglio.
I bambini del sud-Europa sono fortunati: vivono in grandi famiglie allegre in posti pieni di luce (ma poi, poveretti, i loro genitori urlano, li picchiano e li fanno mangiare troppo).
Al dagis come merenda meglio portare frutta e carote crude, che lo zucchero è così underklass! Poi a casa korv, ketchup, burro, cola e godis a go go.
E' bene che bevano almeno 2 litri di latte intero ghiacciato al giorno, che fa bene alle ossa e ai denti e soprattutto evita che restino di statura piccola (sai che disgrazia!).

Vanno lasciati incondizionatamente liberi di esprimersi sia fisicamente che verbalmente e non vanno ripresi in pubblico, l'educazione e il rigore si applicano solo dentro casa... a volte.
I bebé dormono in una pelle di pecora (molto neo-romantico-vikingo) e rigorosamente all'aperto che fortifica e fa tanto bene ai polmoni (in realtà lasciarli a -15º avvolti nel tepore del loro overall e della loro pecora, con il ticchettìo ipnotico della pioggia, assicura 5 ore filate di sonno profondo e meritata pace genitoriale).
Vengono iniziati ufficialmente alla lettura e alla scrittura a 7 anni, che prima devono giocare, disegnare e cantare: sono solo un bambini! Salvo poi ricervere a partire dai 3 anni "lezioni" casalinghe di scrittura e lettura da mamma e papà, ma, anche se tutti lo fanno, è meglio che non si sappia in giro o si potrebbe essere giudicati arrivisti o violatori dei diritti dei bambini ( vedi articolo 3 e 4 della legge di Jante).
A scuola non esistono i voti e non esiste la bocciatura: troppo traumatici. Non esistono nemmeno i compiti a casa: inutile fonte di stress! http://italiadallestero.info/archives/732

Queste non vogliono essere generalizzazioni o critiche ma semplici osservazioni personali-critiche basate su esperienze dirette quindi soggette, per loro natura, all'equivoco (ho usato un tono un po' st****o, lo ammetto).
Molte delle cose sopra descritte mi trovano d'accordo, altre, o volere o volare, ho dovuto accettarle, su altre ancora ci sto riflettendo ma con un po' di tempo dovrò farmele andar bene siccome ho deciso di farmi ospitare e interagire con questa cultura (a meno di vincere il superenalotto spagnolo e trasferirmi al volo con tutta la tribù in un castello nel Vaud).

Quello che davvero mi interessa è osservare, ceracre di capire e possibilmente metabolizzare quanto prima questa bipolarità onnipresente nelle piccole e nelle grandi cose svedesi. Non so se sto parlando di quel fenomeno famoso come svensk dubbelmoral ma rimango sempre di sasso di fronte al curioso equilibrismo sociale che consente la convivenza del tutto disinvolta di atteggiamenti e valori diametralmente opposti come un solido spirito comunitario e un malcelato classismo, un forte autocontrollo individuale e la diffusissima decadenza alchoolica, un' esterofilia al limite del naïf e un radicato complesso di superiorità culturale, l'ostentata integrità morale e l' invidia più primitiva osv...
Nel caso dell'educazione infantile, i primi anni mi sentivo un pessimo genitore vedendo il mondo ideale libero, selvaggio che i genitori della mia generazione sapevano creare per i propri figli fatto di estrema libertà e dialoghi pazienti anche nelle situazioni piu' estreme, senza conflitti, senza ansie, senza stress, tutto sotto controllo sempre. Così come mi faceva sentire una cittadina del terzo mondo l' approccio rilassato allo studio, la diffusione di metodi educativi alternativi tipo Waldorf, la grande attenzione e rispetto per le capacità/necessità individuali dello studente senza i danni che programmi ministeriali obsoleti e standardizzati assicurano.
Conoscendo un po' più da vicino le cose, ora percepisco tutto come un piacevole teatro a cui i bambini si abituano presto, che ha come scopo quello di edulcorare le apparenze, assicurare agli educatori vita facile e che ha come effetto collaterale quello di rimandare il processo di crescita e l'esperienza del confronto con gli altri. Nessun problema se si nasce, cresce, vive, muore i norden, ma mi chiedo quanto violento possa risultare l'impatto con la realtà appena un pre-adolescente figlio di questa generazione mettera' il naso fuori dalle proprie quattro mura iperprotette, soprattutto nell'attuale realtà globale che mira ad un'altissima preparazione culturale ed educa alla competitività agguerrita fin da molto piccoli. Non dico che i valori della tendenza globale siano i migliori, ne' che il sistema educativo famigliare e statale italiano sia meglio (basta dare un occhio alle statistiche dei test del P.I.S.A.) ma una sana via di mezzo magari...
È ufficiale: sono in piena "fase disincanto" del percorso dell'immigrante.

PS:
A onor del vero (che poi sembra sempre che parlo male dell'altra metà della famiglia ;-)) stando a contatto con una cultura diversa ho anche imparato molte cose interessanti, tipo che i bambini non muoiono se fanno il bagno in un lago ghiacciato dopo aver mangiato (non ho ancora capito come sia possibile!) che non muoino nemmeno se bevono il latte appena tolto dal frigorifero e che effettivamente metterli a dormire all'aperto avvolti in una pelle di pecora è un toccasana per i nervi di tutta la famiglia!

lördag 7 februari 2009



Siccome l'altro giorno, a proposito di bandiere, il commento di TopGun mi ha risvegliato qualche remotissimo senso di colpa, ieri sera ho insegnato ai piccoli a riconoscere anche la bandiera italiana... così, a scopo informativo.

torsdag 5 februari 2009

Fare lo svedese

NI IDEA= non ne ho idea, non so. (foto di A.Bacca da verbalia.com)
Qui in Spagna è molto diffusa l' espressione hacer el sueco (fare lo svedese) per indicare una persona che per convenienza finge di non capire, più o meno l'equivalente delle nostre fare il finto tonto, fare lo gnorri o fare l'indiano. È curioso notare come questa espressione così poco gentile sia diffusa in un Paese con un'altissima presenza di turisti e residenti svedesi come la Spagna, ma loro non se la prendono e sono i primi a scherzarci su (che altro potrebbero fare del resto?). Non si conosce con certezza l'origine di questo modo di dire comune a molti altri Paesi hispanohablanti, in rete circolano 4 o 5 differenti teorie storiche più o meno attendibili, mentre la gente crede sia attribuibile all' estrema ingenuità, a volte difficile da credere autentica, degli svedesi.


onsdag 4 februari 2009

Gul och blå: non è mai troppo presto

All'asilo, la piccola ha imparato a riconoscere le bandiere di Svezia, Danimarca, Norvegia e le disegna quando non sa cosa fare. Evidentemente non è mai troppo presto per insegnare la famosa affezione scandinava all'istituzione "bandiera". Forse dovrei insegnarle a disegnare quella italiana, ma questa forma di patriottismo mi è così estranea...
E poi, se proprio dobbiamo ammetterlo, quella svizzera o quella europea sono molto più graziose!

lördag 31 januari 2009

Men...jag föstår inte....

Qualcuno dopo averla vista ha detto di aver giusto bisogno di una nuova t-shirt per giocare a bandy...
PS: la t-shirt è americana, non svedese.

fredag 30 januari 2009

PALT PARTY

Ieri ci siamo concessi un notturno trasgressivo e leggerissimo paltparty. I Palt sono la versione svedese degli knödel tedeschi e austriaci, dei canederli altoatesini e dei pizzoccheri al cucchiaio vlatellinesi... ovvero del piatto povero-contadino- centroeuropeo per antonomasia: gli gnocchi. Come per gli altri tipi di gnocco, il concetto del palt è di riuscire a riciclare avanzi ottenendo qualcosa di commestibile, il più calorico, saziante ed economico possibile, tralasciando clamorosamente l'aspetto estetico.
La preparazione originale è piuttosto lunga (http://es.youtube.com/watch?v=lGkOlcaPN74 ) , così ho rielaborato questa ricetta fusion-express che, ne sono consapevole, farebbe rabbrividiere qualsiasi massaio/a svedese (a patto che esistano) esattamente come rabbrividirebbe qualsiasi massaia italiana vedendo mettere il ketchup sugli spaghetti.
Ingredienti:

.2 kg di patate
.6 dl di farina
.1 cucchiaio e mezzo di sale
.un pizzico di noce moscata

Per la farcitura:
ci si può mettere di tutto, dalla renna, al maiale, al prosciutto osv...
Ieri, ad esempio, ci ho messo:

.1 salamino piccante
.150 gr di carne macinata
.mezza cipolla tritata
.uno spicchio d'aglio
.chiodi di garofano macinati
.vino bianco q.b.
.pepe nero macinato
.sale

Procedimento:

Cuocere le patate e ridurle a purea, unirvi la farina, il sale, la noce moscata e formare delle palle grandi quanto una piccola arancia. Praticare un foro con un dito, allargarlo con delicatezza e riempirlo con il composto così ottenuto:
rosolare con un po' di burro la cipolla e l'aglio intero, aggiungere la carne e sfumare il tutto con un po' di vino bianco. Unirvi sale, pepe, un pizzico di chiodi di garofano macinati e cuoecre a fuoco vivo per qualche minuto. Far raffreddare e aggiungere il salamino tagliato a cubetti piuttosto piccoli.
Sigillare i palt, tuffarli in acqua bollente leggermente salata, una volta riemersi lasciarli cuocere altri 3-4 minuti, raccoglierli delicatamente con una schiumarola e servirli caldissimi accompagnati da un pezzetto di burro, della marmellata di mirtilli rossi e un bicchiere di latte freddo. (Non sono male nemmeno saltati con un po' di burro, salvia, bitto, parmigiano e accompagnati da un bel bicchiere di Canua).

Esiste anche una versione gothic a base di sangue: il blodpalt:

wiki-curiosità etimologica: knödel deriva dal tedesco knot (knut in svedese) che significa nodo, grumo e canederli è l'italianizzazione della pronuncia di knödel (cnedl)... si insomma, con un po' di fantasia!

lördag 24 januari 2009

ARTE DAL NORD

C'è un giovane artista dano-islandese che seguo da parecchio tempo con profonda ammirazione: Olafur Eliasson (http://www.olafureliasson.net/). Non sono molti gli artisti in grado di far passare attraverso il sistema dell'arte i valori estetici del nord-Europa e di portarli a livelli così alti. La maggior parte dei giovani artisti scandinavi si unisce al gregge verso New York adattando il proprio linguaggio agli standard americani e usando le proprie origini culturali solo sotto forma di citazioni folk. Eliasson no. Tutto il suo lavoro trasuda nord-Europa nei contenuti ma soprattutto nel modo di trattarli.
L'ossessione per la luce, per esempio: da bravo scandinavo la cerca continuamente, la manipola, la controlla, la piega alle leggi estetiche della matematica e la restituisce nelle sue opere in un sistema di perfetto equilibrio, apparentemente semplice, sobrio ed elegantissimo. Ricorre spesso all' utilizzo del ghiaccio, della neve, dell'acqua e le sue opere hanno l'aria di essere state create dal sistema olistico della natura piuttosto che da un solo uomo in uno spazio e periodo di tempo limitati. Mi piace un sacco il suo modo di lavorare! In questo periodo è fonte di forte stimolo e ispirazione.
Anche la sua immagine, così per bene, sottotono, intellettuale e rassicurante, lontano dai clamori eccentrici e dai vestiti griffati degli artisti del 2000, lo conferma esattamente un uomo del suo tempo e del nostro futuro.... (si sa: prima gli artisti, poi i ricchi, poi tutti).

Ice pavillon (http://www.olafureliasson.net/selected_works/sw_15.html) in particolare, è l'opera che avrei voluto pensare: semplice e bellissima come un tempio panteista!

måndag 19 januari 2009

ORO, INCENSO, MIRRA E MJÖD

Credo sia giunta l'ora di disfare il presepe... Quest'anno per dare un tocco camp e pagano in più ci abbiamo infilato uno special guest.

söndag 18 januari 2009

Lettere al direttore


Mette sempre di buon umore leggere le risposte di Politi alle "lettere al direttore" su FlashArt:

UNA VITA FELICE

"Cara Bianca,
visti i tempi che corrono io ti consiglierei di fare domanda come commessa al supermercato. Invece, se hai tempo e denaro da buttare, frequenta pure l’Accademia di Brera o il DAMS. Si tratta pur sempre di quattro anni di baldoria e di vita felice,
tra spinelli, sesso libero, nottate in discoteca e studio niente. Cosa c’è di meglio, oggi? Se potessi tornare indietro lo farei pure io."

onsdag 14 januari 2009

SVEZIA, ovvero Svizzera-vorrei-ma-non-posso-nondum-matura-est-helvete!

Io ci ho provato la scorsa estate a far innamorare il conte della Svizzera. L'abbiamo percorsa in lungo e in largo, abbiamo fatto visita ad alcune coppie di amici italiani, svizzeri, svedesi e malesi che vivono lì da anni. Hanno spiegato al conte quanto questo sia un Paese culturalmente interessante e professionalmente stimolante, quanto lo svizzero-tedesco non sia poi così difficle, quanto la cucina svizzera sia varia, buona ma perlopiù sconosciuta e sottovalutata.
Una capatina flash-back nella nostra prima casa a Ginevra, poi Losanna, Berna, Lucerna, Zurigo, su fino al St.Gallen e poi giù verso Maienfield (in pellegrinaggio alla casetta di Heidi), Coira, Splügen e Andossi. Credevo di avere raggiunto l'obbiettivo, complice il contrasto tra il caldo torrido, la natura brulla e bruciata della Spagna contro il verdeggiante e vitale fresco ristoratore della splendida helvetia... ma nauseato da tanto verde, tanta montagna, tanti laghi, fiori, animali e casette appuntite, il suo verdetto è stato: sembra la Svezia, ma più noiosa e meno piatta.
Sigh!
Sarà meglio togliersi dalla testa certe fantasie... e subito... dopotutto la Svezia è un bel posto.
Qualcuno però sembrava trovarsi a proprio bell'agio tra caprette, prati, boschi e björnbär...

¡DET SNÖAR!


D'inverno, dalle 2 alle 6 del mattino esclusi i fine-settimana.
Quando nevica sul serio: una volta ogni 25 anni.
Ecco, anche Madrid, a volte, sa essere una città bellissima!

En invierno, a partir de las 2 hasta las 6 de la mañana -fin de semanas no incluidos-.
Cuando nieva de verdad: una vez cada 25 años.
Pues...de vez en cuando Madrid sabe ser una ciudad espectacular!

torsdag 8 januari 2009

TJUGONDAG KNUT DANSAS JULEN UT


30 dicembre 2008,
Fragile, purpurea, vitale e preziosa come un acquarello di Egon Schiele.
Ha un nome visigoto che le assicura una salute di ferro, il nome di una cara antenata per ricordarle che è parte di un processo e il nome latino di una santa: trait d'union tra cultura cattolica italiana e misticismi pagani svedesi.
Dolcissima e perfetta!

måndag 29 december 2008

...ORMAI CI SIAMO...

La piccola E. ha deciso che dormirà con la nonna. Mia suocera si fermerà per la notte e per i prossimi giorni, visto che domani mattina con molta probabilità mi indurranno il parto.
La nonna le sta leggendo una storia. Ha una bellissima voce: matura, rassicurante e colorita da un leggero accento nord-svedese. Nell'altra stanza Hans-Axel cerca di addormentare il piccolo Thor cantando "Byssan lull". Io cerco di farmi passare la tachicardia chattando con la Cin*.
¡Que sea lo que Dios quiera!

söndag 28 december 2008

JANTELAGE: lo standard obbligatorio della mediocrità

Cazzeggiando in rete nel tentativo di distratrmi dall'ansia del parto imminente, mi sono imbattuta in un’ illuminante definizione-stereotipo che descrive in modo efficace l’aspetto forse meno comprensibile della cultura scandinava: quella peculiare condizione umana, sociale e culturale che molti svedesi expat definiscono bonariamente: "l'essere sostanzialmente delle patate".
La parola magica è Jantelagen (in danese e norvegese Janteloven), significa "la legge di Jante". Da Wiky: Jante è il nome di un piccolo villaggio danese nel romanzo "Un fuggitivo incrocia le sue tracce" del 1933 dello scrittore norvego-danese Aksel Sandemose. In questo villaggio, ogni aspetto della vita morale e sociale è regolato da un codice severo che mira alla creazione di uno spirito comunitario e un sistema di controllo molto forti a discapito delle inclinazioni e dei bisogni di affermazione dell'individuo: come gli effetti di un mix estremo di egualitarismo social-democratico e morale protestante.



Ecco il codice tradotto:

1) Non devi credere di essere qualcosa.
2) Non devi credere di valere quanto noi.
3) Non devi credere di essere più intelligente di noi.
4) Non devi immaginarti di essere migliore di noi.
5) Non devi credere di saperne più di noi.
6) Non devi credere di essere più di noi.
7) Non devi credere di essere capace di qualcosa.
8) Non devi ridere di noi.
9) Non devi credere che a qualcuno importi di te.
10) Non devi credere di poterci insegnare qualcosa.
C'è inoltre un undicesimo articolo detto la legge penale di Jante:
11) Forse non sai che so qualcosa su di te?

Il codice è stato scritto in riferimento ad una società di quasi cent'anni fa, molto diversa dalle società nordiche contemporanee. Oggi, nonostante i valori della Janteloven siano profondamente radicati nella cultura scandinava, vengono considerati, forse con un eccesso di ottimismo, poco più di uno stereotipo antiquato: ambizione e individualismo sono molto diffusi tra le nuove generazioni e sempre più spesso le diversità culturali vengono viste come un arricchimento anziché come una minaccia.

tisdag 23 december 2008

INKOKT LAX

Ricetta rapidissima e d'effetto della tradizone natalizia svedese, adatta ad una fanciulla al nono mese di gravidanza che non ha molta voglia di spadellare e non vuole arrivare a mani vuote all' almuerzo navideño de los Fernandez.

ingredienti:
1 litro d'acqua
2 cucchiai di sale
1 foglia d'alloro
4-5 grani di pepe bianco
1 cipolla gialla tagliata ad anelli
2 cucchiai di ättiksprit (io uso aceto di mele o vino bianco leggero)
4 cucchiai di zucchero o 3 cucchiai di miele (acacia o arancio)
Un rametto di aneto
700-800 gr di filetto di salmone in un unico pezzo
preparazione
Cuocere tutti gli ingredienti (tranne il salmone) per circa 5 minuti.
Mettere il salmone in una pirofila, versarvi sopra il brodo filtrato fino a coprirlo e metterlo nel forno preriscaldato a 100 gradi finché il salmone non abbia raggiunto una temperatura interna di 55 gradi. Come per lo julskinka ci sarebbe bisogno di un termometro da carne/pesce (sono svedesi....) io vado a occhio, credo che 12-15 minuti siano sufficienti perché sia cotto ma morbido.
Lasciare raffreddare il salmone nel brodo, scolarlo evitando di romperlo e servirlo intero su un piatto di portata con la pelle rivolta verso il basso. Accompagnarlo con salse, patate fresche bollite, burro e pane croccante.

SINCRETISMI NATALIZI FAMIGLIARI

In casa nostra, ai tempi dorati dell'infanzia, il Natale si festeggiava il 25 dicembre. Alle 7,00-7,30 (poveri genitori!) io e mio fratello ci alzavamo per aprire i regali, poi megapranzo con il parentado fino a notte fonda. I regali li portava o Gesù bambino o Babbo Natale (i miei non avevano le idee molto chiare in proposito), poi il 6 gennaio la befana lasciava nelle calze appese al camino dolci e frutta.
In Svezia (almeno nella famiglia di Hans-Axel) il pranzo era il 24 dicembre, poi consegna dei regali e pomeriggio di gioco. I regali li portava il *Tomte in cambio di una scodella di grött (una crema d'avena o riso).
*In realtà, al principio, i tomtar erano tanti e venivano solo a mangiarsi il grött che veniva preparato e lasciato fuori dalla finestra per tenerli buoni ed evitare che facesero guai in casa. Poi il tomte si è ibridato alla figura di Babbo Natale, ha iniziato a vestirsi di rosso, a portare regali e a farsi chiamare Jultomte.

Qui in Spagna si festeggia la notte del 24, ma i regali vengono portati da los Reyes Magos la notte del 5 gennaio, la vecchia tradizione vuole che si lasci un po' d'acqua per i cammelli, lucido per le scarpe dei re magi e un po' di torrone e frutta.

Quest'anno succederà esattamenete quello che speravo di evitare: i bambini si ritroveranno a scartare un mucchio di regali il 24, 25, 5 , 6 e a bersi le storie di babbo natale, gesù bambino, la befana, i re magi e il tomte, siccome -comprensibilmente- nessuno ha voglia di cambiare le proprie abitudini.
Noi abbiamo deciso di optare per la storia dei tomtar in futuro, proponendola come una leggenda anziché come un fatto reale. Metteremo per gioco il grött fuori dalla finestra e i regali sotto l'albero li metteranno mamma e papà: meno inganni, meno traumi e un po' di tradizione e magia in più.

måndag 22 december 2008

ESTETICA MEDIATICA E VITA REALE

"Julie", opera di Rineke Dijkstra, 1994

***Post vagamente polemico, filo-femminista, non immune da qualche luogo comune***



Leggendo (o almeno, cercando di leggere) "Allt om barn" mi sono imbattuta in questo servizio fotografico : http://www.alltombarn.se/foraldraliv/shape-of-a-mother-1.5962/bloggen-som-visar-den-riktiga-kvinnokroppen-1.3657?image=0 (cliccare su "nästa bild" per far scorrere le immagini).
Già con le precedenti gravidanze mi era successo di vedere, sulle riviste specializzate svedesi, servizi simili: crudi e profondamente onesti sul "prima e dopo" parto.
Adoro il rapporto sereno e naturale che, evidentemente, gran parte delle donne svedesi ha con la fisicità (Parlo di donne adulte, non di adolescenti e post-adolescenti: loro sono pacchiane in tutto l’orbe terracqueo, e guai se così non fosse!).
Sarà che se lo possono permettere, siccome la loro media estetica ha degli standard piuttosto alti, o sarà che il pensiero femminista ha condizionato e moderato il diffondersi di pratiche di “bambola-gonfiabilizzazione e plastificazione” mediatica della donna, al contrario delle folkloristiche e tribali usanze maschiliste latine. Fatto sta che la loro tendenza ad accettarsi, a truccarsi poco, vestirsi e acconciarsi semplicemente, trovare ridicolo il tacco alto alle tre del pomeriggio, avere buon gusto insomma, mi piace molto. Soprattutto mi piace l'assenza, per lo meno apparente, di quell' ottusa ossessione estetica, spesso sfociante nel kitsch e nella volgarità, che caratterizza una buona percentuale delle donne latine (per intenderci: quella che le spinge a spalmarsi quintali di trucco e bruciarsi i capelli a suon di piastra e tinte, o quella che le spinge a comprare riviste il cui unico scopo è distruggere l'autostima e vendere prodotti per aumentare l'autostima).
Capita spesso, per esempio, sfogliando riviste svedesi a tema gravidanza, di imbattersi in immagini di donne che non temono di mostrarsi sovrappeso, struccate, con il capello non proprio fresco di salone e l’aria stanca..così com'è abbastanza comune all’ottavo mese di gestazione!
Servizi come questo in Italia e Spagna non venderebbero, siccome a alla donna sud-europea evidentemente, piace farsi del male contemplando una perfezione irraggiungibile, innaturale e standardizzata. Una futura mamma svedese, probabilmente, sfogliando una rivista tematica italiana o spagnola, si sentirebbe presa in giro o si farebbe due risate guardando questi personaggi pacchiani e improbabili: super felici che mangiano frutta e cibi sani ammiccando con sorrisi plastici all’obbiettivo, super truccati, super eleganti, con tacco 12 e in perfetta forma anche al nono mese.
Lo stesso succede con alcune campagne pubblicitarie di marchi cosmetici internazionali. Solitamente rappresentano i faccioni della modella-attrice di turno con il rossetto che-ti-cambia-la-vita o il fondotinta che ti toglie 35 anni in un botto... ecco, mi è capitato di notare come gli stessi identici faccioni, delle stesse identiche campagne pubblicitarie in Italia, Spagna e, suppongo, Sud America fossero smussati, riflessati e lisciati a colpi (neanche troppo abili e discreti) di photoshop, mentre in Svezia apparivano più umani: con zampette di gallina, rughine d’espressione e pori dilatati.

Francamente mi piace l’idea di risparmiare ai miei bambini tutti quei pregiudizi e valori machisti che, più o meno consapevolmente, vengono inculcati da famiglia, società, media di comunicazione, fin dalla prima infanzia. Qui in Spagna e in Italia sarebbe impossibile: il vivere quotidiano e la cultura vigente confuterebbero ogni giorno le tesi educative famigliari, crescendo individui confusi e schizofrenici. Ma “su”... si insomma... “su” l’impresa, almeno da questo punto di vista, sembra più semplice.

torsdag 18 december 2008

SVERIGE FÖR SVENSKAR (la Svezia agli svedesi!)

Sembra una barzelletta.
Una non più giovanissima paziente di S. –che chiameremo Gudrun- è solita girare indossando uno stemma che riporta: “Sverige för svenskar e non si lascia scappare occasione per promuovere le ideologie politiche del suo gruppo.
Un giorno di forte tormenta la nostra Gudrun si vede costretta a chiamare un taxi, siccome deve recarsi in centro per una visita e la fermata del bus è troppo distante da casa sua, viste le condizioni metereologiche.
Il taxi arriva e, come spesso accade, a guidarlo è un ragazzo straniero. La signora, una volta salita, inizia con la sua solita solfa compulsiva su quanti immigranti ci siano in Svezia, di quanto lo Stato debba faticare per mantenerli, di come La Svezia sarebbe un posto migliore se ognuno se ne tornasse al proprio Paese osv. osv....
Il ragazzo, senza farne tante, ferma il taxi, fa scendere la signora e riparte lasciandola in mezzo al niente e alla tormenta. L’ impavida Gudrun, non si da per vinta e un po' a piedi, un po' in bus riesce ad arrivare alla clinica, seppur con grande ritardo.
S. vedendola arrivare due ore dopo l’ora stabilita e in condizioni disastrose (affaticata, bagnata, e arrabbiatissima) le offre un caffè, degli asciugamani e le chiede cosa sia successo. “ È stato un immigrante! Guardi qui di cosa sono capaci! Lasciare un’anziano in mezzo alla strada con questa tormenta! Dovrebbero tornarsene tutti al loro Paese!...”

Ora al di là dell’episodio estremo della signora Gudrun, l’aspetto che più mi inquieta del trasferirmi in questo Paese, senza girarci troppo intorno, è il razzismo: diffuso e subdolo ma ben mascherato da una lucente cappa di civile ed equilibrata political correctness. È un razzismo implicito e impalpabile, sottinteso, difficilmente percettibile "da fuori", ma piuttosto evidente e "naturale" una volta che si entra a far parte più in profondità del tessuto culturale svedese.
Qualche tempo fa credevo che avere i capelli biondi, gli occhi azzurri, parlare con perfetto accento stoccolmese-classe alta e avere un cognome svedese fosse sufficiente per non dare troppo nell’occhio. Ora non ne sono più molto convinta. Ci sono giorni in cui mi spaventa l'idea che i miei figli saranno sempre considerati dallo Stato mezzi osvenskar, che possano crescere senza un'identità culturale definita e che possano sentirsi alieni nella loro stessa terra. Sono timori stupidi e provinciali. Ma oggi è un giorno così...

onsdag 17 december 2008

PREGIUDIZI

Ci recapitano a casa una cassa da 20kg di arance proveniente da Valencia, metà da tavola e metà da succo. Il conte la apre e mi chiede: "Quali sono quelle da tavola e quali quelle da succo?"
Le guardo e mi sembrano tutte uguali..."Non ne ho idea!" rispondo.
"Ma come? Sei italiana!"
...Il famoso tarocco alpino da tavola...

måndag 15 december 2008

CASA

Hans-Axel in questo momento si trova in una scatola di ferro a non so quanti piedi da terra. Ha lasciato da un paio d'ore la Svezia per tornare in questo approssimativo Paese preso in affitto. Ha visto dal vero la casa rossa per l'estate, dice che è molto bella, forse un po' troppo piccola per 5 persone più ospiti. Ancora un'ora e mezza e lo riabbracceremo. Nel frattempo io ho costruito case più concrete, profumate ed economiche di pepparkaka.
È stata una Sankta Lucia triste senza di lui.
La vikinghina che ho nella pancia sembra li' li' per uscire da un momento all'altro.

tisdag 9 december 2008

JULBORD

Alla fine, dopo tanto stress organizzativo, *Il julbord madrileño è stato un bell'evento! Tanta gente rilassata e simpatica proveniente un po'da tutt' Europa, tanto buon cibo (grazie all'IKEAfood per le materie prime!!!), alchool quanto basta e julmust a fiumi. Il menù era il solito: qualche variante di sill, un paio di declinazioni di salmone, julskinka (ho scoperto che esistono i termometri da prosciutto!), Janssons frestelse (...è un rösti, diciamolo!!!), korv e köttbullar, patate novelle, salse e aneto a profusione, pepparkakor e glögg (anche in versione alchool free ottenuto da succo purissimo di mirtilli svizzeri, per le fanciulle in dolce attesa), il tutto preparato dalle mie osvenskissime mani!!!
Ora ci aspetteranno i pesanti e caotici eventi natalizi spagnoli. Ma la nostra festa ufficiale l'abbiam già fatta, il resto è tutto teatro.
Mi piace l'idea di scegliere un giorno non convenzionale per il pranzo di Natale: si hanno meno aspettative e meno disillusioni.

*probabilmente è più corretto dire lo julbord, ma trovo esteticamente più piacevole il suono della l che contrastando con la pronuncia del suono ju ( il julbord) conferisce più ritmo e musicalità. Mentre usando l'articolo lo, si creerebbe un antiestetico vuoto vocalico: lo julbord.

Confessioni di un malandrino


Non a tutti è dato di cantare,
non a tutti è dato di cadere
come una mela ai piedi di qualcuno.

Eccovi la suprema confessione,
quella che può farvi un malandrino.

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell'ingiuria,
l'agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s'inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all'ombra sospirosi

son malato d'infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d'aprile.
Sembra quasi che l'acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell'albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all'uomo ed una al cane

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l'aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

Sergej Esenin, 1920
(Traduzione di Renato Poggioli,1976)

torsdag 4 december 2008

PANE E CIOCCOLATA (Franco Brusati, 1973)



Ho uno splendido ricordo, seppur molto vago, di questo film. È la storia di un immigrante italiano in Svizzera, con un forte complesso di inferiorità culturale. Il protagonista (Nino Manfredi) una volta trovatosi senza permesso di soggiorno,dopo essere stato sorpreso ad orinare contro un muro, cerca in ogni modo di restare in terra helvetica mimetizzandosi tra gli svizzeri, o meglio, omologandosi ad un concetto personale e ideale di “svizzero”: vestendosi bene e tingendosi i capelli di un improbabile biondo paglia. Un dettaglio geniale del film è la ricrescita di Nino, che aumenta, scura, imbarazzante e decadente, man mano che l’esasperazione del protagonista per la sua situazione scomoda degenera. Fino alla decisione di tornare in Italia, nonostante il conseguimento del tanto sospirato permesso (non prima di essere stato scoperto dopo aver esultato per un goal dell’Italia contro la Svizzera, in un caffè di Zurich).
Nino sul treno incontra altri compatrioti che festeggiano il loro rientro in Italia. Una serie di inquadrature allucinate di queste persone che cantano patetiche e rassegnate, mangiano, urlano, descrivono bene il crescendo di disagio, malessere e inadeguatezza di Nino: ormai non si riconosce più nei costumi dei suoi connazionali. Il treno entra in un tunnel. Si sente il rumore del freno d'emergenza e poco dopo Nino esce camminando sulle rotaie, da solo, con la sua valigia di cartone e la giacca in mano: vuole tornare a casa. Né italiano, né svizzero: come una betulla in mezzo alla settimana...(ogni riferimento a persone esistenti ed a fatti realmente accaduti e' puramente casuale).

onsdag 3 december 2008

IL BUON CUORE DELL'ALCE

F.F.: "Dove sei stato fino adesso?"
H.A.: "Con il vicino: il pescatore. Mi ha tenuto un'ora parlandomi del buon cuore dell'alce"
F.F.: "Che romantico!"
H.A.: "No no, lo sta affumicando: buono da mangiare!"

tisdag 2 december 2008

VALTHELLINA

måndag 1 december 2008

Prima domenica d'avvento

Chiedo al conte Hans-Axel a che ora devo accendere la prima candela dell'avvento. Mi risponde: "all'imbrunire: verso le 15,00". Abbiamo dovuto aspettare fino alle 20 per vedere un po' di buio. Che tristezza!

söndag 30 november 2008

MUMMA

Traduco a braccio da Wikipedia (visto che il piccolo Thor si è alzato alle 5,35 riaddormentandosi alle 7,00 ed io, ormai sveglia come un grillo, non ho nulla di meglio da fare):
La mumma (il femminile è d'obbligo vista l'assonanza con "manna", "mamma" n.d.t.) è una bevanda tradizionale svedese che si prepara, solitamente, in occasione del Julbord.
Viene preparata con porter (birra scura di tradizione inglese), birra, vino di porto bianco e gassosa. La ricetta base può essere personalizzata con altri ingredienti, per esempio, molto popolare è la mumma aromatizzata al cardamomo. Il vino non è un ingrediente indispensabile e la gassosa può essere sostituita da zucchero, meglio se sottoforma di sciroppo, siccome lo zucchero granellato fatica a sciogliersi negli altri ingredienti freddi.
Nelle occasioni speciali la mumma viene preparata con spumante e si serve accompagnta da gamberi.
“Mumma”, nel linguaggio popolare, si usa anche per definire qualcosa di buono, ( da qui "mumsi mumsi" che nel linguaggio infantile è un po' la traduzione del nostro "gnam-gnam" n.d.t.).
Ecco la ricetta base:

ingredienti:
-3 bottiglie di porter da 33cl
-2 bottiglie di birra leggera da 33cl
-1 bottiglia di gassosa da 33 cl
-2 dl di porto bianco
-2 dl di succo d’arancia appena spremuto

preparazione:
Poco prima di servire, mischiare tutti gli ingredienti precedentemente raffreddati in frigorifero, in una grande brocca..
Versare la mumma sollevando bene la brocca dal bicchiere, in modo da formare una bella schiuma.
Skål!

fredag 28 november 2008

SVENSKA

Nonostante l'handicap di studiare una lingua germanica in un Paese in cui ne parlano una super-latina, in un certo senso mi considero una privilegiata: ogni giorno ho la possibilità di vivere in prima persona le tappe evolutive linguistiche di uno svedese madrelingua (anzi due) attraverso i bambini. Imparo con loro cose che sarebbe impossibile imparare in un normale corso per adulti. Passando per il canale emotivo tutto si “sente”, si ricorda più facilmente, assume un valore più concreto: non si impara una lingua come un codice astratto e culturalmente estraneo, ma come il proprio codice. Certo il processo d’apprendimento è lento (i bambini hanno un sacco di anni per imparare una lingua!) , ma affiancato allo studio tradizionale, dopo un primo momento d' impasse, sta iniziando a dare i suoi frutti: sempre più spesso mi capita di pensare istintivamente in svedese, di usare degli automatismi linguistici, dei coloriti "intercalare" (tanto per usare un eufemismo). Inoltre è diventata, in modo del tutto naturale, la lingua ufficiale della sfera affettiva, credo grazie alla dolcezza sei suoni, alla melodia, e alla forte capacità di sintesi concettuale.

tisdag 25 november 2008

TYPISK SVENSK PARTY



Scena del film tratto dal romanzo "Populärmusik från Vittula" di Mikael Niemi (2000) pubblicato in italiano da Iperborea.

måndag 24 november 2008

Una stuga per l'estate

L'ho sognata per anni, ed ora che Hans-Axel vuole comprarne una, mi sono impanicata. Non riesco a dimostrare entusiasmo per una medievale forma di scaramanzia. È bellissima, di legno, con i profili bianchi, vicina al mare, con una grande lada per farci un atelier. Tante stanze per i bambini, stufe, e un sacco di terreno boschivo tutto intorno. È meravigliosa!

fredag 14 november 2008

BRÖLLOP


Il matrimonio è avvenuto 5 inverni fa, prima con un rito civile tra le Alpi innevate, e poi via verso Stockholm. Lei ha sposato lui, la sua terra e la sua cultura quella notte. Lui ha sposato solo lei.
Un rituale primitivo pagano li ha uniti per sempre e irreversibilmente in pochi minuti.
Testimoni la neve, un lago ghiacciato, il bosco, la luna crescente e una quantità nauseante di stelle. Poi un banchetto frugale nella splendida villa gialla nel bosco, a base di pesce crudo, carne secca di renna, pane, burro, mjöd e Bràulio. Semplice e perfetto!

onsdag 8 oktober 2008

Svezia: sussidio per heavy metal-dipendente


Traduco a braccio da"Rock & Blog" de “El mundo” un articolo di Quico Alsedo:

SEI HEAVY METAL-DIPENDENTE? LO STATO SVEDESE TI PAGA 400 EURO AL MESE

5 ottobre- Roger Tullgren, 42 anni, è riuscito a far si che lo Stato svedese classificasse la sua dipendenza all'heavy metal come invalidità. Una passione “infernale” che gli impedisce di vivere una vita normale. Come se gli mancasse un braccio (o qualche neurone).
Un giudice di Hasslehölm, suo luogo di nascita, ha certificato che Tullgren non può svolgere il proprio lavoro senza sottoporsi a intensive sessioni di heavy che, a volte, gli impediscono persino di portare a termine il suo lavoro.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ ultimo (e sembrerebbe ennesimo) licenziamento del nostro eroe, che non ha potuto evitare nel 2006 di assistere a più di 300 concerti non presentandosi così tante volte sul posto di lavoro che il suo capo, poco comprensivo, l’ha lasciato per strada.
L’overdose di teschi, tatuaggi e attrezzi demoniaci vari (Roger sembra una ferramenta ambulante), non hanno avuto niente a che vedere con il licenziamento.
Tullgren stava tentando da 10 anni di far riconoscere alla giustizia svedese questa dipendenza che lo affliggeva psicologicamente. Così il giudice e l’ INEM svedese hanno trovato una soluzione: un lavoro a mezza giornata dove poter coltivare la sua passione, e una pensione di 400 euro per coprire la parte della giornata non lavorativa. Tre psicologi hanno inoltrato la richiesta.
Roger, il genio, spiegava al giornale svedese 'The Local': “Ho firmato un documento che dice: ‘ Roger non può fare a meno di mostrare il suo stile heavy metal. Questo rende difficile la sua situazione nel mercato del lavoro. Quindi, ha bisogno di un aiuto finanziario addizionale’. Così ora posso andare ad un colloquio di lavoro vestito come voglio e dare questo foglio a chi mi fa l’intervista.”

Tullgren ora lavora come lavapiatti, e il suo nuovo capo lo lascia vestire come vuole, lo lascia recuperare le ore perse in concerti e ascoltare le sue sinfonie metallare a tutto volume "tranne quando ci sono clienti", dichiara a 'The Local'.
La patologia di questo “metallomane” inizia nel 1971, quando suo fratello maggiore gli fa ascolare un disco dei Black Sabbath a tutto volume mandando il piccoloRoger in un’altra dimensione. Ancora oggi, ormai un signore di 42 anni, Tullgren suona in due bands della città, ma se fosse per lui sarebbero duecento.
Un fenomeno assoluto Roger. E un filosofo stando ad un’altra sua dichiarazione rilasciata a ‘The Local’ : “Diranno che devo crescere e ascoltare un altro tipo di musica... ma non posso. L’heavy metal è il mio stile” .

torsdag 24 juli 2008

CHOKLADBOLLAR

Ingredienti:
100 gr di burro
1 dl di zucchero
1 cucchiaio di zucchero vanigliato (o una bustina di vanillina)
2-3 cucchiai di cacao in polvere
3 dl di fiocchi d'avena
2-3 cucchiai di caffè forte
Pärlsocker o farina di cocco per decorare
Procedimento:
In una terrina mescolare l'avena con il burro fuso, il caffè, lo zucchero, lo zucchero vanigliato o la vanillina. Lasciare riposare mezz' ora nel frigorifero. Con il composto e le mani leggermente inumidite formare delle palline delle dimensioni di una noce o di un mandarino a seconda delle necessità. Passare le palline nella farina di cocco o nel pärlsocker (in questo caso sarà necessario esercitare un po' di pressione per far si che lo zucchero aderisca senza staccarsi). Servire fredde.

onsdag 23 juli 2008

... E CHE SARÀ MAI 'STO TISUS...

tisdag 22 juli 2008

GALATEO SVEDESE ovvero Vett och etikett för invandrare


Oggi, riorganizzando i vecchi appunti, ho trovato alcuni interessanti suggerimenti di Agda a proposito di bon ton svedese. Mi divertiva molto questo ruolo da maestrina educatrice di selvaggi che ogni tanto, non senza ironia, assumeva nei nostri confronti. Non credo siano le regole ufficiali, più che altro immagino fossero consigli personali basati sull'osservazione diretta degli "errori" di etichetta più frequenti e imbarazzanti commessi da noi inesperti immigrati latini.
In ordine sparso:
1) Al presentarsi, la stretta di mano dovrebbe essere decisa, breve e discreta: da evitare la "mano morta", lo stritolamento e lo "sballottamento" su e giù. Evitare di indugiare troppo nella stretta (viene percepito come aggressione). Se si è tra parenti e amici intimi ci si concede un rapido e leggero abbraccio, anche qui senza dilungarsi troppo e senza pacche amichevoli sulle spalle. Il baciare non è contemplato(grazie al cielo! n.d.t.). Più o meno la stessa cosa al congedarsi. La regola generale è di rispettare al massimo lo spazio vitale personale: è sacro e inviolabile!

2) Se si riceve un invito a pranzo o a cena, è consigliabile, almeno la prima volta, presentarsi con fiori, cioccolatini o del vino. L'originalità eclatante non è considerata un grande pregio. Se l'invito è meno formale ci si può occupare del dessert, dell'aperitivo o di qualche pietanza (da concordare con chi prepara il pranzo), tutto rigorosamente preparato con le proprie mani!(presentarsi, per esempio, con dei dolci da pasticceria è segno di decadenza e di scarso rispetto e interesse all'incontro).

3) È bene dire se si apprezza il cibo ma non dimostrare troppo entusiasmo o farne l'epicentro della conversazione: in generale dare troppa importanza al cibo è segno di poca maturità e poco autocontrollo. Meglio evitare di chiedere le ricette delle pietanze: potrebbe essere frainteso come scarsa fiducia verso chi ha cucinato, se proprio interessati rimandare ad un altro momento (punto 6).

4) Se non è presente personale di servizio ci si serve il cibo da soli, solitamente da un piatto di portata posto al centro del tavolo. Si inizia a mangiare quando tutti si sono serviti e a fine pasto ognuno porta il proprio piatto e le proprie stoviglie in cucina (o addirittura nella lavastoviglie, se la situazione lo permette). Questo per onorare e ricambiare il lavoro fatto per la preparazione del cibo e risparmiare ulteriore disturbo ai padroni di casa. Self-service anche per il caffè. (N.B. Lo zucchero nel caffè è percepito come segno di immaturità, anche se nessuno ve lo dirà mai!).

5)A fine pasto si ringrazia per il cibo, meglio se con la formula standard (tack för maten!), personalizzabile all'occorrenza ma senza esagerare. Mantenere un certo distacco non è segno di freddezza ma di rispetto.

6) Dopo massimo 4 giorni (c'è chi dice 7) è buona norma mandare un ringraziamento per l'invito: via e-mail, sms, telefono o carta, dipendentemente dalla formalità del rapporto e dalla finezza personale. Poche parole, un commento discreto. Se si è in sufficiente confidenza e si desidera ricevere la ricetta di una delle pietanze mangiate è il momento di chiederla.

7)Quando si invitano a pranzo o a cena delle persone è bene lasciare che gli ospiti si servano da soli il cibo, senza insistere per un bis e senza commentare la quantità di cibo che si sono serviti (osservazioni tipo: "ma come? Cosi' poco? Prendine ancora!!!"), l' eccessiva gentilezza latina può essere fraintesa come invadenza, aggressività, scarsa sincerità.

8) In linea di massima al ristorante, al caffé, in pasticceria etc. ognuno paga ciò che consuma. Pagare per tutti può essere frainteso e visto come una forma di esibizionismo che mette gli altri nelle condizioni di sentirsi in debito: meglio evitare.

9)Tutte le forme di ostentazione, sono considerate di cattivo gusto e scarsa cultura. In special modo marchi come Mercedes, BMW, Versace, Dolce&Gabbana, Cavalli sono associati a storie di immigrazione, disadattamento e voglia di riscatto sociale attraverso l'esibizione di lusso: quindi degli status symbol al contrario.

10) Quando si conversa, in generale vanno evitate domande troppo dirette sulla vita personale, sui sentimenti, sulla salute. Non si parla troppo di sé stessi, dei propri problemi e dei propri malanni (lamentele e vittimismo sono visti malissimo, alla domanda "come stai?" bisogna rispondere "molto bene grazie!" anche se ci è appena morto il gatto) . Meglio portare il discorso su temi impersonali e accessibili a tutti gli interlocutori: tempo, libri ...
n.d.t.: I latini spesso scambiano il piano neutrale su cui viene mantenuta la conversazione per superficialità e freddezza. In realtà, proprio per un'alta considerazione dell'intimità e del sentimento, non si ama sbandierarlo ai quattro venti e con persone semisconosciute, atteggiamento questo che viene considerato superficiale e poco sincero e freddo.

11) Non è apprezzato ed è guardato con sospetto l'immigrante che parla continuamente male del proprio Paese, dei propri connazionali e che si atteggia a integrato al 200% scimmiottando in modo forzato atteggiamenti, valori e stili di vita locali.

12) È bene evitare di ringraziare con troppa enfasi, o scusarsi troppo: il rischio è quello di sembrare servili e poco autentici: qualità non proprio apprezzate da quelle parti.

13) All' entrare in casa ci si toglie le scarpe e si sistemano in ordine accanto a quelle dei proprietari evitando di usare le mani. Nessuno vi inviterà a sedervi e mettervi comodi: l'invito suonerebbe come una costrizione, è invece sott'inteso che vi possiate sedere ed alzare ogni qualvolta lo desideriate.

14) Scambiarsi effusioni amorose o litigare in pubblico è considerato indice di scarsa educazione e scarsa capacità di controllo sulle proprie pulsioni basiche come l'aggressività e la sessualità (leggi scarsa cultura ed evoluzione).

Alla fine credo siano regole piuttosto intuitive una volta che si ha ben chiara l'importanza che per questa cultura rivestono la libertà individuale, la riservatezza, il rispetto e l'equilibrio in ogni aspetto della vita.
Quello che più mi affascina dell'etichetta svedese è il frequente ricorrere a frasi fatte, a gesti formali e preconfezionati, senza lasciare troppo spazio a libere iniziative soggette a pericolosi fraintendimenti. È come se si voglia porre una distanza di sicurezza fisica ed emozionale tra sé stessi e gli sconosciuti, distanza che si potrà decidere di superare, in un secondo momento, solo nel raro caso in cui si avrà la certezza che ne valga veramente la pena. Una specie di selezione all'entrata della propria vita sociale. Un sacco di tempo e scocciature risparmiati!

måndag 21 juli 2008

VEM VET?


VEM VET (Lisa Ekdahl, 1994)

Du är en saga för god för att vara sann
Det är en saga i sig att vi funnit varann
Vi kunde lika gärna, aldrig nånsin mötts
Eller var vårt möte redan bestämt långt innan vi fötts
Vem vet, inte du
Vem vet, inte jag
Vi vet ingenting nu
Vi vet inget idag
Vem vet, inte du
Vem vet, inte jag
Vi vet ingenting nu
Vi vet inget idag
Ma al di là di tutto...come fa ad avere 37 anni e a dimostrarne 15?

fredag 20 juni 2008

MIDSOMMAR

onsdag 21 maj 2008

PRO-CREARE

(Ron Mueck, mother and child, 2001-03)

So bene quanto sia stupido e inutile fare paragoni tra realtà sociali e culturali distanti tra loro anni luce, ma è interessante notare le differenti reazioni della gente quando annunci l'arrivo del terzo figlio e hai meno di 30 anni.
Nei Paesi minimamente civilizzati semplicemente si congratulano con entrambi i genitori e non si stupiscono quando dici di volerne un quarto prima dei 32... in alcuni casi addirittura trovano strano che tu abbia GIÀ 30 anni e SOLO 3 figli ( ma questi sono casi d'élite, in cui il numero di pargoli è sbandierato come un qualsiasi altro status symbol).
Invece in Italia e Spagna, dove il modello vigente è la famiglia matriarcale monofiglio con genitrice-giurassica, ti guardano storto considerandoti un caso da servizi sociali: si chiedono se tu non abbia mai sentito parlare di "metodi anticoncezionali" o sospettano tu faccia parte di qualche strana setta... e poi poverina, tre figli per una madre sono un impegno, un sacrificio! -da notare che tutt' oggi questi Paesi affermano di essere gli unici veri depositari dei grandi valori della famiglia, al contrario dei freddi stranieri nordeuropei!-
È davvero triste constatare quanto sia difficile per i più credere che una giovane coppia possa desiderare, potersi permettere e prendersi consapevolmente l'impegno di una famiglia "consistente".

fredag 7 mars 2008

SNUS

Dovrei pagarli il doppio questi corsi: oltre a imparare lo svedese sto perfezionando la lingua autoctona, studiando le contrapposizioni antropologiche germanico-latine, imparando il bon ton scandinavo e soprattutto sto facendo terapia matrimoniale scoprendo che le stranezze del conte Hans-Axel non sono sciatterie individuali ma carattersitiche culturali... sigh!

lördag 23 februari 2008

SEMLOR

Non avendole mai assaggiate in loco, quest'anno ho deciso di soddisfare la curiosità preparandole in casa.
Il conte Hans-Axel le detesta, non ha voluto nemmeno assaggiarne un pezzettino, quindi non so quanto assomigliassero alle originali...comunque erano squisite!

Ingredienti:
100 gr burro
3dl di latte
50 gr lievito di birra
un pizzico di sale
2 cucchiaini di cardamomo
1 dl di zucchero semolato
1 uovo
10 dl di farina farina forte
1 cucchiaino di lievito in polvere
Per la farcitura:
pasta di mandorle (io ho usato del marzapane di Toledo)
latte q.b.
zucchero a velo
panna freschissima
uovo per lucidare
Procedimento:
Portare il latte a circa 37 gradi, unirvi il burro fuso e intiepidito. In una terrina sbriciolare il lievito e scioglierlo con parte della miscela ottenuta. Battendo con una frusta incorporarvi quindi lo zucchero, il sale, il lievito in polvere, l'uovo, il cardamomo, aggiungere poi pian piano la farina aiutandosi con un cucchiaio di legno. Impastare energicamente per 5 minuti e lasciare riposare in un luogo tiepido e al riparo da correnti d'aria per 40 minuti. Reimpastare con cura e formare delle palline grandi quanto un mandarino fino ad esaurire l'impasto. Lasciarle lievitare in un luogo caldo per circa mezz'ora, quindi lucidarle con l'uovo leggermente battuto e infornare a 250 gradi, ficnché saranno dorate e profumate.
Una volta sfornate, tagliare con un coltello affilato una piccola porzione di semla nella parte superiore, come fosse un cappellino e conservarlo. Con delicatezza svuotare le semlor della mollica. Impastare la mollica ricavata con un po' di pasta di mandorle e un po' di latte freddo fino ad ottenere una pasta morbida e malleabile. Riempire le semlor con il composto così ottenuto. Coprire il tutto con della panna freschissima montata a neve solida (non zuccherata!!!) aiutandosi con una siringa per dolci, appoggiare con cura il cappellino precedentemente tagliato, senza premere. Spolverare con lo zucchero a velo e servire.

lördag 16 februari 2008

DET LILLE DANSKE KÖKKEN

"Det lille danske kökken" ha sospeso l'attività di vendita on line. Con l' Ikeafood era l'unico modo per procurarsi cibo decente in questo Paese. Non ero una cliente molto assidua, ma mi mancheranno quelle farine meravigliose per preparare il pane, i lingotti di nougat, la marmellata di ciliegie natalizia, le spezie nordiche, i vasi enormi di pesciozzi interi marinati, e quei formaggi sublimi...
Soprattutto mi mancherà l'idea di avere così a portata di mano la possibilità di godere dalla ricchissima e superba gastronomia nordica.

tisdag 12 februari 2008

Agda è una persona interessante da guardare da lontano: svedese, colta e snobbi qunto basta, parla 8 lingue, suona due strumenti, ha un lavoro che la maggior parte delle persone invidierebbe, buon gusto nel vestire e un gran talento nel vendersi. Stare molto tempo in questo Paese ha inquinato la sua naturale raffinatezza lingusitica con alcune rozzezze tipiche: trascina e sibila le "s", si mangia alcune consonanti e intercambia a piacimento le "v" e le "b" e questo le toglie un po' di charme... ma alla fine l'importante è che insegni bene lo svedese.

onsdag 9 januari 2008

KANELBULLAR TEORI

Sembrano degli innocenti e innocui bullar... in realtà sono dei sofisticatissimi dispositivi quantici. La loro forma non è casuale: è la rappresentazione arcaica e stilizzata dell'imbocco di un cunicolo spazio-temporale in grado di catapultarti in pochissimi istanti 3000 km più a nord e 20 anni indietro nel tempo... a patto di accompagnarli con un buon caffè o un bicchierone di latte ghiacciato.

Per l'impasto
6 dl di latte
100 gr di lievito di birra
2oo gr di burro
1kg abbondante di farina
2,5 dl di zucchero
1 cucchiaino di sale
Per la farcitura:
200 gr di burro morbido
4 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di cannella in polvere
un pizzico di cardamomo in polvere
Finitura
1 uovo diluito con un po' di latte (facoltativo)
pärlsocker (non zucchero granellato!!!)
Procedimento
Riscaldare il latte a 37 gradi circa. Sbriciolare il lievito in una terrina capiente e scioglierlo con parte del latte. Aggiungere il resto del latte e il burro fuso mescolando bene. Unire la farina poco per volta, il sale, lo zucchero e impastare energicamente per 5 minuti. Lasciare lievitare per un'ora in un luogo tiepido. Preparare la farcitura battendo il burro con lo zucchero e le spezie. Scaldare il forno a 250 gradi. Dividere l'impasto in 3 parti e stendere ogni parte in una sfoglia non troppo sottile delle dimensioni della placca del forno. Spalmare la farcitura su ogni sfoglia, arrotolarla e tagliare il rotolo cosi' ottenuto a fette spesse circa 1,5 cm con un coltello affilato. Sistemare i kanelbullar negli appositi pirottini migliorandone la forma con le dita, lucidarli con l'uovo diluito con un po' di latte (in alternativa si possono ungere leggermantre con un po' della farcitura) e cospargere di zucchero perlato. Lasciare riposare altri 20-30 minuti e infornare per 5-10 minuti.

lördag 5 januari 2008

Non mi piace più volare e non mi piace più andare in Italia.
Questa vacanza mi ha lasciato solo stress, un’influenza, tre valigie da svuotare e un sacco di lavoro arretrato.
Il prossimo anno me ne starò a casa.
Nota positiva: sono stata accettata al corso di svedese avanzato... sarà doppiamente dura siccome il corso è già iniziato da tre mesi e ho saltato il livello medio.
M. diceva di studiare solo i teoremi più difficili, così quelli facili sono delle ovvietà... vedrò se funziona anche per le lingue.

lördag 15 december 2007

SANKTA LUCIA

Non credo vi sia nulla di più paradossale che festeggiare il ritorno della luce in un Paese da cui la luce, violenta e invadente, non se ne va mai, neppure per una breve tregua invernale.

È stata la prima Lucia che abbiamo passato lontano dalla Svezia, senza Hans-Axel (all'estero per lavoro) e senza julbord, ma l'entusiasmo della piccola E. per il suo lucialinne e la sua candelina elettrica non ha lasciato molto spazio a pensieri malinconici. Nei giorni precedenti abbiamo preparato le casette di pepparkaka e le lussekatter, ripassando i canti tradizionali, dipingendo i bigliettini d'auguri e decorando nel modo più kitsch possibile la casa, nel tentativo di distrarci e non sentire troppo la mancanza del conte.
Al mattino presto, a scuola, ospiti e genitori sono stati accolti con un bel glögg bollente e il rituale si è svolto in tutta la sua mistica, sistematica suggestione.
È interessante notare come questa tradizione, così come molte altre tradizioni svedesi, venga ripetuta, sempre uguale a sé stessa, ogni anno e in ogni angolo del pianeta.
Credo sia un espediente molto utile per mantenere un' identità nazionale solida e stabilire un legame inter-generazionale profondo, condividendo lo stesso tipo di esperienze e lo stesso identico immaginario infantile, indipendentemente dal fatto che ci si trovi in Patria o all'estero. Sono davvero felice che i miei bambini abbiano la possibilità di vivere ogni anno un'atmosfera cosi' speciale ed autentica: saranno ricordi dolcissimi e confortanti quando si dovranno inserire nella disillusa mediocrità del mondo adulto.

fredag 16 november 2007

ARCHETIPI

Sono ancora sotto shock. L' altro giorno mi è capitato di parlare al telefono con una persona sostanzialmente sconosciuta, e di venire a conoscenza, mio malgrado, nel giro di un’ora, dopo un’interminabile sequela di lamentele e autocommiserazioni, delle seguenti, fondamentali questioni:
1) La data della sua prossima mestruazione.
2) Lo stato di profonda frustrazione emotiva in cui è "costretta" a vivere.
3) Del controverso rapporto che ha con la suocera raccontato nel dettaglio.
4) Dettagli sulle abitudini sessuali del povero, ignaro marito.

Ho inoltre dovuto sorbirmi, interdetta ed incredula:
1) Critiche e pettegolezzi a profusione riguardanti terze persone, con nomi e cognomi, a me totalmente sconosciute.
2) Monologhi deliranti e autocelebrativi a proposito della propria educazione (!)/intelligenza(!!!)/istruzione(?)/preparazione professionale e votazione al lavoro e al sacrificio (il tutto ovviamente senza imbroccare neppure un congiuntivo).
3) Battute "spam" già sentite durante il primo colloquio e ripetute come un copione.

Ahhh, che sogno il calore, l'estroversione e l'espansività latine...

Modello antropologico : “Grass de röst” (dal germanico antico: “grasso d’arrosto”: definisce, per similitudine, un individuo insano, nauseabondo, appiccicoso e difficile da digerire).

söndag 11 november 2007

NOVEMBRE

Ho attraversato quasi correndo, una Sthlm contratta in una domenica d’autunno qualsiasi. È un grande privilegio poter ascoltare gli artisti parlare del luogo a cui appartengono. Significa percorrere una corsia preferenziale che arriva dritta all’arteria pulsante, al nervo scoperto della città: là dove tutto nasce e da dove tutto passa per rigenerarsi in un continuo divenire al di sopra di ogni generalizzazione, categoria, moda o altro facile espediente per menti poco elastiche. Soprattutto significa risparmiarsi i noiosi premboli del sensazionalismo turistico, il disincanto insofferente da cittadino medio(cre) o l’inevitabile banalità e prevedibilità di quel luogo comune che molti definiscono solennemente, quasi a ribadire che il proprio ego conti qualcosa: “emozione personale”.

J.: “La città è molto bella in primavera, ma anche adesso che si avvicina il Natale..."
E.: “Non devi parlare per forza!”
J. sorride un po' imbarazzato per essere stato sorpreso ad usare frasi fatte. Per sette anni siamo stati costretti a comunicare in una "lingua neutra", ma ora, mentre lo ascoltavo parlare nella sua lingua madre, mi sembrava di conoscerlo per la prima volta e riuscivo a cogliere qualcosa di nuovo dietro la facciata composta e distante di quegli occhi imbarazzantemente azzurri.
Due poliziotti, con pazienza e delicatezza aiutavano un anziano signore di due metri e centottanta chili con la busta del systemet appallottolata in tasca, ad infilarsi nel tepore della loro auto: sarebbe stato letale addormentarsi a quell’eta’, all’aperto, una domenica notte, mentre anche la luna piena aveva tutta l’aria di un luogo comune.

J. mi camminava accanto senza mai alzare gli occhi dall’asfalto, senza piu’ l’ ansia di dover per forza dire qualcosa nel maldestro tentativo di camuffare l’imbarazzo dell’ intimità improvvisa a cui costringe il silenzio.
J: "Ci sono momenti in cui ho la sensazione di essere l'unico abitante della città, allora è di una bellezza totalizzante, meno immediata, più raffinata e complessa... ecco, in quei momenti penso che non esista un altro posto in cui vorrei vivere".
Ci sono voluti due anni affinché trovasse il coraggio per raccontare di quando si alzava al mattino presto per comprare della frutta esotica: attraversava una Sthlm deserta, spesso sotto la neve o una pioggia battente, per raggiungere un negozio esclusivo dall’altra parte della città, aspettava che aprisse, voleva essere il primo cliente e avere la scelta migliore, per poi tornare di corsa a casa e preparare una colazione speciale alla sua ragazza. Il tono era nostalgico, vagamente ploemico, ma non per il fatto che lei se ne fosse andata con un altro, quanto per il fatto che ora la frutta esotica fosse reperibile ovunque, anche al Seveneleven sotto casa.
Soffrire discretamente, per la proprietà transitiva: geniale ed elegantissimo! Qualche animo approssimativo l'avrebbe sicuramente definito " freddo ".
Hans-Axel mi guardava indeciso se stupirsi o impietosirsi mentre mi mettevo in coda alla cassa con un cesto pieno di tankräm Eldorado: “guarda che lo vendono in tutto il mondo!”
Non avevo nessuna voglia di spiegargli a cosa mi servisse tutto quel dentifricio: con ogni probabilità la magica e ineffabile seduzione del feticcio sarebbe svanita all’istante. Di li' a poco me ne sarei dovuta andare ma portavo, ben protetta nel fondo buio della mia valigia, l' essenza esatta di un luogo che, non so esattamente con quale spirito, iniziavo a chiamare "casa" : dieci tubi di tandkräm Eldorado, una raccolta di Bo Bergman e una tintura per scurire le sopracciglia.

söndag 2 september 2007

FÄSTINGAR VS MAGGIOLINI

Dopo 6 lunghi anni l'esperienza in questo Paese preso in affitto puó dirsi ufficialmente conclusa. I criteri fondamentali per decidere la prossima meta -in teoria definitiva- sono stati:

1) Assenza di cucarachas, maggiolini et similia.
2) Clima tendenzialmente freddo e umido, possibilmente con neve d'inverno.
3) Natura aperta facilmente raggiungibile dai centri cittadini.
4) Presenza di un' università d'arte degna di questo nome.
5) Alta e diffusa attenzione all' estetica, all'arte e al design.
6) Forte controllo sociale e individualismo.
7) Alta considerazione e rispetto per l'infanzia.
8) Assenza di fauna autoctona bipede chiassosa, logorroica, aggressiva e invadente.
9) Lingue parlate: tedesco, francese, svedese, occitano, romancio sub-silvano.
10) Localizzazione: Europa.
Oltre alle solite ovvietà come civiltà, pulizia, puntualità, educazione, meritocrazia bla bla bla...

Gli unici Paesi sopravvissuti alla selezione sono stati la Svezia, la Svizzera e gli Andossi.
Resta solo da decidere se sia peggio rischiare una borreliosi di Lyme e una tick-encefalite ogni volta che si va per mirtilli o ritrovarsi tra i capelli o contro il parabrezza delle grasse e croccanti blatte bronzee e pelose una volta all'anno per un mese intero.


Meglio le zecche... non ci sono dubbi!

torsdag 23 augusti 2007

Balladen om Fredrik Åkare och den söta fröken Cecilia Lind



Från Öckerö loge hörs dragspel och bas
och fullmånen lyser som var den av glas.
Där dansar Fredrik Åkare kind emot kind
med lilla fröken Cecilia Lind.

Hon dansar och blundar så nära intill,
hon följer i dansen precis vart han vill.
Han för och hon följer så lätt som en vind,
Men säg varför rodnar Cecilia Lind?

Säg var det för det Fredrik Åkare sa:
Du doftar så gott och du dansar så bra.
Din midja är smal och barmen är trind.
Vad du är vacker, Cecilia Lind.

Men dansen tog slut och vart skulle dom gå?
Dom bodde så nära varandra ändå.
Till slut kom dom fram till Cecilias grind.
Nu vill jag bli kysst, sa Cecilia Lind.

Vet hut, Fredrik Åkare, skäms gamla karln!
Cecilia Lind är ju bara ett barn.
Ren som en blomma, skygg som en hind.
Jag fyller snart sjutton, sa Cecilia Lind.

Och stjärnorna vandra och timmarna fly
och Fredrik är gammal men månen är ny.
Ja, Fredrik är gammal men kärlek är blind.
Åh, kyss mig igen, sa Cecilia Lind.

Testo: Cornelis Vreeswijk, 1966
Musica: canzone popolare americana "Monday morning"

onsdag 8 augusti 2007

SCHELETRI NELL' ARMADIO SCANDINAVO

http://www.elmundo.es/1997/08/28/sociedad/28N0002.html

http://www.elpais.com/articulo/sociedad/paises/nordicos/encabezan/lista/mujeres/muertas/maltrato/elpepusoc/20070428elpepusoc_2/Tes

söndag 5 augusti 2007

FINE ESTATE

Questa mattina la mamma del conte Hans-Axel si è alzata presto per preparare un succulento pranzo tradizionale estivo: patate fresche all'aneto, burro, pane croccante, sill, uova, salmone marinato, insalata di germogli, mirtilli appena colti, ribes e una splendida torta di fragole.
Dice che in gravidanza e durante l'allattamento bisogna nutrirsi bene.
Abbiamo mangiato da sole sulla veranda, con calma, assaporando gli effluvi agrodolci di quei cibi atavici che si mescolavano al profumo del mare, del bosco e alle risa dei bagnanti portate dal vento.
Ci siamo godute in silenzio la luce della tarda mattinata come un regalo prezioso.
Biondissime, di bianco vestite e un po' malinconiche come due dame in un dipinto di Larsson.
Tutto semplice e perfetto.

söndag 15 juli 2007

SOM EN BJÖRK MITT I VECKAN

Svart vitt och elegant: precis som en björk mitt i veckan.
 
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